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"Una battuta silenziosa" di Frank Spada

di Frank Spada

E quella sera, quando l’interferenza incidentale andò in scena, al cineforum proiettavano “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton – l’unico film che vide questo grande attore dietro a una macchina da presa.
Dritta a prender posto per entrambi, Gloria, sequenza dopo sequenza, divisa dal compagno solo da un bracciolo, e tenendo le mani sul grembo e gli occhi legati allo schermo, trattiene per un’ora e mezza i pensieri nell’angoscia.
Appena uscita dalla sala – fuori diluvia – la giovane entra di corsa da “Pierino il marinaio”; lui, invece, venendo in qua al riparo di un ombrello, si accomoda con calma e ordina: – Una con le acciughe per me e una margherita – iniziando con fastidio a parlare del film.
La discussione attorno agli accadimenti messi in luce in bianco e nero, in un film noir incentrato su un predicatore affascinante con le nocche tatuate con le parole amore e odio, degenera subito affrontando il tema della sempiterna debolezza della donna, soprattutto della protagonista: Shelley Winters, nel ruolo di una madre, Willa Harper, vittima della protervia di un reverendo, Harry Powell, impersonato da Robert Mitchum.
Gloria s’infiamma, stravolge i fatti, li personalizza; e lui, più spazientito che accomodante, scantona parlando dei suoi impegni e per distrarla accenna a un possibile weekend insieme, chiedendole di abbassare il tono della voce.
Cena terminata. Fuori… piove che Dio la manda, il parcheggio è deserto, l’ora ormai tarda, e Gloria carica le parole di violenza, mentre il suo compagno ingabbia la ragione predicando assurdità, parlandole di tutto e di niente, e trattenendola tenta di imbrogliarla ancora.
Lei lo implora, cerca di spiegargli – lui s’infuria, allunga una mano… Un lampo e la giovane vede il buio riflesso dai suoi occhi, la vanità di un legame inesistente: una fede che… Gloria non è che un anello intermedio, mancante, in una catena che avrebbe voluto legare lo stesso alla sua vita – si svincola; e trattandolo com’è giusto capisce che da ora in poi dovrà pensare solo a se stessa.
L’uomo corre via sgommando il suo coupé, e lei si ripara sotto una tettoia, ammutolita, rincorrendo con le orecchie “Questa volta sono certa, lo voglio. Devi lasciarla!” – le parole che gli aveva detto minacciandolo.
Gloria rientra a Cividale in treno – le luci dei paesi al finestrino, il labirinto dei rivoli sul vetro… rinunciare a quel bambino! La condizione imposta a un amore vissuto di sfuggita, in qualche camera d’albergo, tra gli intervalli delle gite poco oltre confine, in Austria o in Slovenia. Un amore interpretato da Gloria con le attese, magari con le caldarroste in mano e il vin nuovo stretto tra i denti, i baci rubati negli androni al profumo della primavera, le promesse ripetute nuotando nelle acque verdi del fiume Natisone, in ombra, davanti all’anfiteatro estivo delle pendici Giulie; il cineforum a Udine, d’inverno, per accontentarla nella sua passione per il cinema d’autore.
Lei lo aveva amato tanto. Lei non voleva, lei… “no, non può essere, Dio non lo permetterebbe” pensava affrettando i passi verso casa, rasentando l’antica porta di mattoni, il Chiostro delle Benedettine, il lungofiume di Borgo Brossana rumoreggiante per la piena, aggrappando la speranza alla vertigine di una battuta silenziosa, nascosta da James Agee, lo sceneggiatore, dietro a una sequenza di quel film di Laughton – quando unì la sua incredulità a quella della Harper, prima di volar giù nel Natisone dietro alla battuta di un predicatore che lei aveva amato tanto.

Questo racconto lo si può trovare in friulano a questo link: http://contecurte.splinder.com/

la morte corre sul fiume

La morte corre sul fiume è il titolo del film che è citato in questo racconto. E' un tema che affascina Frank, e fa da sottofondo a più di una sua storia,come una musica suonata in variazioni diverse. Questo, come gli altri che girano intorno a questo tema, si svolge sul piano della realtà (il fatto), il film (la finzione), il sogno che confonde i due piani, sicché rimaniamo nel dubbio che la protagonista immagini soltanto di lanciarsi nel fiume, o che lo faccia davvero.Un piccolo noir che non ha bisogno di effetti speciali per comunicare la stessa profonda malinconia del film.

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