scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"In viaggio verso dove" pag.1

Una donna, appesa a un telefonino, trattiene con l’altra mano un bambino che si divincola: vuol raggiungere un’amichetta che ha intravisto nella folla.
– Così non si va avanti! Se non la lasci... – alza la mano e protegge la voce dalle occhiate di chi scalpita.

Nel prato ovale, il luna park di Santa Caterina rimescola la gente: l’aria è animata di parole, dolciastra di frittelle, colorata di luci e palloncini. In alto, l’angelo in cima al campanile punta il dito a nord-est, verso le prime buffate fredde di un pomeriggio di novembre.
– E tu, smettila, stai fermo qui! – volto colorato al sole artificiale, la donna si defila dietro un albero.

Un giostraio, con il viso abbronzato tutto l’anno, sorveglia un trenino che gira senza muovere le ruote su una piattaforma al suono di un organetto e parla con il proprietario dell’attrazione lì vicino, il Discovery.
– Ah – scuote la testa al fumo di una sigaretta – Braidic, dovevamo cambiar vita...
– E Raul, quando diceva che siamo tutti su una giostra e andiamo nello stesso posto, e che eravamo degli stupidi se pensavamo di arrivarci prendendo strade diverse?

Un bambino si scosta da una bancarella di cinesi muti come maschere e si avvicina a un altro che sembra interessato agli interni del trenino.
– Vuoi fare un giro?
– Mia madre non vuole che parli con gli sconosciuti.
– La giostra è mia, sai.
– Aspetto mia madre. Quando arriva mi compera il biglietto – si guarda attorno.
– Sei di Udine?
– Sì.
– Io abito in quella roulotte – indica il fondale della piazza.
– E cosa fai?
– Vado in giro per le sagre con mio padre. Come ti chiami?
– Tommaso.
– Io Raul, come mio nonno – manda gli occhi al cielo – aveva un’automobile... era lunga da là a là – traguarda con le mani due ippocastani centenari e annuisce con il capo, soddisfatto a confermare – americana.
– Perché dici aveva? Gliel’hanno rubata?
– Ma vuoi scherzare? Mio nonno è morto l’anno scorso, sta in un paese lontano da qui, vicino a mia madre. E l’auto l’ha presa mio zio, ma con lui non vado in giro.
– Ma non è morto?
– Ma sì che è morto! È in cimitero assieme agli altri. E tua madre, cosa fa?
– Boh! – alza le spalle – Ha sempre i nervi.
– Dài, monta – gli afferra un braccio e se lo tira dietro sulla piattaforma che rallenta.

Un vagoncino libero e i due si siedono uno accanto all’altro. La giostra si ferma; il proprietario li guarda, stacca qualche biglietto, scende dalla piattaforma e riavvia il congegno collegato all’organetto – la donna, nel frattempo, scricchiola gli intrighi avanti e indietro sulla ghiaia.
–... comodo il signorino, ogni tanto separato... sei un mascalzone, ecco chi sei! – l’interlocutore preme un tasto – Pronto, pronto...

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