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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Racconto 2 "Ciminiere"

Ciminiere

Nelle giornate di inverno, di quando ero bambino, ricordo che ogni tanto si fermava sotto casa un’autobotte. Veniva a rifornire di nafta la cisterna della caldaia.
Insieme ai miei piccoli amici, incuriositi quanto me, assistevo alle operazioni di scarico. L’operaio che effettuava il travaso ci raccomandava di stare a debita distanza e di non respirare quell’odore. Perché poi? Non era per niente sgradevole.
Quando aveva finito di scaricare restavano qui e là delle chiazze di combustibile nero.
La caldaia giù in cantina, poi, mi ricordava vagamente, nella forma, una locomotiva a vapore; aprendo lo sportellino si poteva vedere al suo interno un fuoco grande, che sprigionava un intenso calore. Faceva impressione.
Quando la caldaia era in funzione, sul balcone di casa, a seconda di come tirava il vento, si depositavano minuscoli granelli di polvere nera. Era il residuo della combustione della nafta.
Nella stagione invernale era facile incontrare quelle autobotti, così come era facile vedere comignoli con un pennacchio nero. Dovevano avermi impressionato molto quei comignoli, perché nei miei disegni non mancava mai una casa con un comignolo con la sua nuvoletta nera.
Soprattutto dovevano inquinare molto le caldaie delle abitazioni civili.
Erano quelli i tempi in cui sentivo per le prime volte parlare di smog: “Che cos’è lo smog papà?”
“Fumo. Fumo che viene dalle fabbriche.”
All’interno e all’esterno dell’area metropolitana, gravitavano, infatti, piccole e grandi industrie, dalle cui ciminiere uscivano vere e proprie nuvole. Per dimensioni erano simili a quei bei cumuli candidi che a primavera occupavano il cielo azzurro. Ma le nuvole delle ciminiere erano grigie, a volte più chiare a volte più scure, dense e maleodoranti.
Erano loro le principali indiziate dell’inquinamento.
Oggi non mi capita più di vedere autobotti che vanno rifornire le cisterne delle abitazioni. Gli impianti di riscaldamento sono stati convertiti al gas metano, meno inquinante, anche se qua e là resistono ancora abitazioni civili e addirittura uffici pubblici che per riscaldare usano il gasolio. Ma soprattutto hanno smesso di fumare le ciminiere delle grandi industrie. Sì, quelle enormi fabbriche che hanno dato lavoro a tanti genitori della mia generazione non ci sono più. L’ultima nuvola di fumo emessa da quegli alti camini, ha portato via con sé, per sempre, un pezzo della nostra storia industriale.
Quelle grandi fabbriche sono diventate aree abbandonate, dall’aspetto triste. Le chiamano aree dismesse, segnate dal degrado in corso. Sono diventate rifugio di sbandati ed extracomunitari, ma non per molto, perché i muri di quelle fabbriche che odorano ancora di fumo e di sudore di chi ci ha lavorato, vengono abbattuti e al loro posto spuntano moderni centri direzionali, centri residenziali ed enormi centri commerciali con annesso paese dei balocchi all’insegna del consumismo più sfrenato.
Oggi è il traffico veicolare il principale indiziato di inquinamento dell’aria.
Non mi capita spesso di viaggiare in autostrada, ma recentemente mi è capitato di imboccare una delle tante autostrade che percorrono la Valpadana e che collegano le varie città, ebbene sono rimasto impressionato dalla enorme mole di mezzi pesanti che la percorrevano. Era un lunedì pomeriggio. Autostrada tutta a tre corsie e già l’ingresso dal casello non è stato agevole per via della colonna di automezzi pesanti. Una fila che iniziava molto più indietro della mia immissione in autostrada e praticamente non ne ho mai visto la fine. Dal casello di una metropoli a quello di un’altra, tutta la corsia di destra era occupata da un interminabile serpentone di autocarri, tir e autotreni distanziati tra loro non più di cinquanta metri. Ognuno dei quali con almeno un tubo di scarico del diametro di una ventina di centimetri, moltiplicato per 150 km di tir…
Altrochè ciminiere industriali, se esistessero ancora sgretolerebbero dalla vergogna. Surclassate da queste ciminiere ambulanti che scaricano i loro veleni sulle campagne coltivate della pianura e per le strade dei centri urbani.
E le altre autostrade? Più o meno nelle stesse condizioni. Lo testimoniano i bollettini dei notiziari Onda Verde trasmessi dalla radio. Che patetici questi bollettini! Alternano notizie utili ad altre totalmente noiose: i primi notiziari del mattino annunciano traffico in intensificazione sulle strade intorno alle grandi città, un paio d’ore dopo annunciano che su quelle stesse strade il traffico è rallentato, ci sono incolonnamenti, incidenti, traffico bloccato…
E’ storia di tutti i giorni, da anni ormai.
E’ storia di…smog in valpadana…

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