scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

A quattro mani Pag.2

È in preda a brividi nervosi. Le gambe si scuotono. Le scarpe saltellano sopra le piastrelle. L’angoscia le sottrae il respiro. Le pareti della stanza iniziano a girare. Un luna park, una giostra, un organetto che muove bambini cavalieri, Nino che la fissa e alle sue spalle il volto di un giovane sul fondo della scena: immagini sovrapposte, luoghi, tempi, intervalli che ruotano veloci, che si abbreviano fino a trasformarsi in un vortice di assenze, di intenzioni senza scopi, che la trascina via.

Anna si sveglia nel ronzio di un cicalino. Accende la radio. Ascolta come ogni mattino il notiziario, gli appelli per la pace disattesi dai potenti, le voci dei commentatori finanziari modulate con improvvisi sbalzi di tensione, le previsioni meteo che imbiancano le cime e dopo la pubblicità, un annuncio: in onda Le Variazioni Goldberg, suonate da Glenn Gould. Ed ecco che lei ricorda quella sera, la reception in quel hotel a Londra: – Good night, sirs! – Un piccolo ascensore e Nino che la abbraccia, la trattiene dentro quello spazio angusto, vuoto di parole. In corridoio, lui la precede per entrare in camera e accendere la lampada sul tavolo; la piccola luce che dietro alle piegoline incartapecorite maschera il desiderio. Lei va in bagno, infila il pigiama, si corica in fretta. Lui è già a letto, le parla dal cuscino; lei gli rivolge le spalle. Nino cerca di stringerla a sé. Lei si scosta, non risponde, si riporta con la mente al cinema dove proiettavano Trentadue piccoli film su Glenn Gould – un pianista che inseguiva linee melodiche ingobbito su una sedia – manda agli occhi il volto di un giovane, un suo compagno ai tempi del liceo al conservatorio. Nino si piega verso di lei, parla, chiede. Lei tiene gli occhi chiusi, dice che è stanca, che vuol dormire e invece si abbandona tra le braccia di quel volto, perdendosi nell’incanto di una melodia suonata a quattro mani – una sbandata e un canale in piena trascinò via quel giovane in una notte di nebbia, dopo averla accompagnata a casa, dopo il rifiuto che lei oppose alla domanda di cambiare città, di proseguire gli studi musicali per diplomarsi assieme.
Anna ascolta il concerto, le variazioni ripetute attorno ad armonie di contrappunti, di accordi incidentali. Un volto sbuca dietro le sue palpebre. Lacrime perse sulle pieghe del viso e pensa che domenica andrà nel Comasco, nel cimitero del paese natio, con un mazzo di fiori per i propri genitori e una rosa bianca che poserà sotto il nome di quel giovane; poi tornerà a casa, come ogni mese, anno dopo anno nel cuore della notte.
Anna si alza, va in bagno – inizia un altro giorno, accidioso come la sua vita.

Amori ed altri delitti

A volte la vita di persone qualsiasi nasconde dei drammi sconosciuti. Il racconto è molto bello, tutto pervaso da un senso sottile di malinconia, di rimpianto: peggio, di spreco. Fa pena il ragazzo deluso, turbato, forse distratto dai suoi pensieri che il rifiuto della donna amata non può che rendere amari, mentre in una notte di nebbia la concentrazione sarebbe auspicabile...e lei, la donna amata, senza il coraggio di realizzare i suoi desideri, incapace di levarsi in volo, condannata alla mediocrità, che è ancor peggio forse del rimpianto, o del rimorso, e la cui vita in qualche modo s'interrompe lo stesso quella notte...ma più ancora fa pena il marito di lei, relegato al ruolo di comparsa, che forse ignora il motivo della freddezza della moglie, e che tace, anche lui, e mi viene da pensare che qualsiasi cosa è meglio di niente. Ma più ancora della storia convince la scrittura fluida, intensa eppur misurata di questo bel racconto.

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