scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Fame" pag. 2

Odio, odio, odio. Solo questo provava ora. Violento, feroce, sentiva incendiargli ogni pensiero, fluire come un veleno, amaro, fino a impregnarle l’anima. Aveva sopportato tante brutte cose per amore di sua madre, ma ora... ferma sulla soglia con lo sguardo indifferente di fronte a quella cosa orribile... come aveva potuto, come?
Nina cercò invano di slegarsi ma con la furia cieca di una bestia al laccio riuscì solo a farsi del male. Nel dolore però tornò lucida nei suoi propositi: doveva a tutti i costi fare qualcosa, doveva scappare. Nina capì all’improvviso cosa desiderava con tutte le sue forze: mangiare e vivere.
“Allora come va tesoro?”
Per un paio di giorni Carlo non s’era visto e si era illusa se ne fosse andato. Invece era lì con in mano una tavoletta di cioccolata. Ne aveva sentito il profumo fin dalle scale. Immaginava cosa stava per accadere.
L’uomo si sedette sul bordo del letto. L’odore del cacao lo percepì così forte che le parve quasi di svenire. Si morse un labbro a sangue; non poteva permetterselo, non ora che aveva deciso.
Una mano callosa si appoggiò sul ginocchio. L’altra le passò la tavoletta sulle labbra. Nina non piagnucolò come suo solito. Allargò per quanto poté docile le gambe e tirando fuori tutta la lingua la leccò assieme alle dita di Carlo. Dio, la cioccolata... quanto era buona.
Carlo parve sorpreso. Poi la mano come incoraggiata salì decisa, mentre le sue labbra s’incollavano a quelle di Nina.
“Brava, brava bambina...” continuava a ripetere. Nina cercava di non dare ascolto al suo corpo che si ribellava. Mentre le dita continuavano a frugarla, Carlo le fece addentare un blocco dalla tavoletta. Nina lo masticò, avida, quasi a provare se i suoi denti dopo tanto tempo fossero ancora al loro posto per servirla.
“Perché non mi sleghi una mano?” chiese inarcando la schiena come una gatta in calore “sarebbe ancora più bello.”
S’era slacciato i pantaloni. Parve esitare. Lei si passò la lingua sulle labbra. E lui sciocco come ogni uomo abboccò.

Quando, sistematosi fra le sue gambe si chinò per baciarla di nuovo Nina con la mano libera afferrò la nuca e attirandolo a sé ne addentò la gola. Chiuse gli occhi e strinse, con tutte le sue forze. Sarebbe morta, ma non avrebbe mollato la presa, mai. Carlo cercò di scuotersela di dosso emettendo grugniti senza senso ma Nina non mollava. Sentì dolore al volto, allo stomaco, ma più male sentiva più stringeva. Con uno scarto Carlo riuscì a liberarsi. La voce era un fischio. Mosse due passi verso la porta e crollò a terra. Nina cercò di riprendere il controllo del proprio respiro. Poi, rapida, sciolse l’altra mano e liberò i piedi. Avrebbe voluto vomitare quel sapore dolciastro che sentiva colargli nello stomaco, ma non c’era tempo. Tra poco la mamma sarebbe rincasata. Raccolse la tavoletta di cioccolata stringendola al cuore e chiusa la porta, al buio, s’ addossò alla parete rimanendo ad aspettare.

I carabinieri suonarono a lungo il campanello. L’avvocato Mingozzi che seguiva la causa per il riconoscimento degli alimenti arretrati aveva sporto una regolare denuncia di scomparsa in quanto, nonostante gli sforzi, non riusciva a mettersi in contatto con la sua cliente. Non si era nemmeno presentata il giorno dell’udienza. E questo non era normale. Inoltre, doveva ancora saldare la parcella.
Quando la porta si aprì i due militi rimasero basiti. Davanti a loro una ragazzina pelle e ossa, magra come un fantasma, sorrideva inebetita con gli occhi ricolmi di un’inspiegabile, folle serenità.
“La mia mamma è buona, tanto buona…” furono le sue sole parole.
Fu chiamata subito un’ambulanza e all’ertati i servizi sociali. Ma dopo una breve indagine tutto quello che si poté appurare fu che la madre della ragazzina e il suo compagno erano spariti da alcuni mesi abbandonandola a sé stessa. Lei, per la verità non doveva avere tutte le rotelle a posto, ed era rimasta lì, segregata in casa ad aspettarli sopravvivendo di stenti nella speranza che prima o poi tornassero. Ma niente. Erano spariti, inghiottiti nel nulla senza lasciare traccia.
Nemmeno una piccola briciola di sé.

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