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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'iter diagnostico del signor Quid" pag.3

Ecco, professore, questi sono tutti i referti degli esami cui mi sono sottoposto negli ultimi sei mesi, dice Quid porgendo al Grande Luminare una spessa pila di carte, interrotta qua e là dalle ben note buste giallastre, contenenti esami radiografici.
Il Grande Luminare, alla vista di siffatta mole da esaminare, tentenna per un attimo. Certamente non è abituato ad una simile situazione, essendo lui, il più delle volte, a rivolgere al paziente poche, semplici, asciutte domande, a tastare le parti incriminate, auscultare le profondità viscerali e prescrivere poi il giusto rimedio, infallibile nei limiti delle umane cose o ulteriore approfondimento diagnostico.
Questo tizio invece, giunge al suo cospetto avendo già presumibilmente indagato ogni locus corporeo, sondato ogni anfratto cavitario, sviscerato ogni parenchima e fotografato ogni osso, per quanto piccolo, sesamoide o soprannumerario.
Con una sola, distratta occhiata all’immenso cumulo di carte, il Grande Luminare può stabilire che non un solo parametro biochimico sia stato trascurato nelle analisi e se la scienza rendesse possibile esaminare un metabolismo in ogni sua molecola, ebbene per quel tizio era stato fatto.
Come risolvere quella situazione senza rischiare di cadere nell’errore più grossolano, nella sottovalutazione più irresponsabile?
Il caso in sé appare indubbiamente complicato, per il semplice fatto d’aver richiesto, evidentemente, così tante analisi ed ulteriore fonte di complicazione consiste nella lettera d’accompagnamento, in quanto appare evidente che XY lo ha inviato da lui quale ultima ratio, definitivo responso, ineludibile vaticinio e certamente non per ricevere diagnosi banali ed ancor più banali medicamenti.
Finalmente, dopo un silenzio di alcuni minuti, in cui finge di esaminare centinaia di referti, ognuno dei quali richiederebbe la sua dose di attenzione, il Grande Luminare si rivolge a Quid.
Ahimè, mio caro signore, il vostro mi sembra un caso troppo complesso, per liquidarlo con una visita frettolosa e un rapido scorrer di carte. Tanto più che mi siete stato segnalato da persona amica, di cui tengo in sì gran conto la stima.
A quelle parole Quid piega le labbra in un mellifluo sorriso di circostanza.
Consigliatemi per il meglio, professore, ve ne prego. Ho completa fiducia in voi.
Il Grande Luminare si gingilla con l’enorme mole di referti per qualche altro, lunghissimo secondo, poi rompe il silenzio con un sospiro.
Lasciatemi queste analisi per qualche giorno, ve ne prego. Tornate lunedì, anzi mercoledì. Si, mercoledì prossimo. Alle dieci. No, alle dieci e trenta. Sono sicuro che, dopo aver analizzato tutto con attenzione, avrò un quadro molto più chiaro.
Quid si dichiara d’accordo con il Grande Luminare che la fretta, in casi come questi, è la peggiore consigliera possibile e conviene di tornare il mercoledì successivo, vale a dire tra cinque giorni e si affretta poi a togliere il disturbo, non prima di aver chiesto quanto è dovuto all’illustrissimo professore per il suo, ricevendo in risposta solo una scrollata di spalle ed un gesto inequivocabile, come a dire che di fronte alla salute non c’è denaro che importi e poi c’è sempre la lettera di XY, che rappresenta un pagamento in sé.
Uscito Quid, il Grande Luminare, si tuffa a capofitto nelle visite seguenti, tutti ascoltando, tutto auscultando, ma rivolgendo più volte un affannoso sospiro a quello ch’egli stesso definisce ormai, parlando tra sé, “ l’iter diagnostico di Quid”.
Ed il paziente di turno, non può fare anch’egli a meno di notare quell’enorme pila di carte, che fa bella mostra di sé in un angolo dell’enorme e spoglia scrivania, in compagnia soltanto di un candido ricettario e di un servizio da scrittoio in oro massiccio, dono di celebre oreficeria in cambio di alcuni calcoli renali.
Sul primo foglio della pila spicca a chiare lettere il nome Quid, quasi a rimproverare i toccatori di gomito ed i lanciatori di occhiatine che hanno, in precedenza, messo in dubbio la gravità della questione.
E bisogna dire che più di un paziente, pur ricevendo sgradita o ineluttabile diagnosi, esce dallo studio in qualche maniera risollevato, pensando ai guai ed agli infiniti tormenti che deve senza alcun dubbio provare quel poveraccio di Quid.
Perché, se a me promettono due o tre anni di vita basandosi su mezza siringa di sangue e qualche lastra fatta di sguincio, il povero disgraziato ne avrà al massimo per qualche giorno, alla luce della gran quantità di esami richiesti dal suo morbo.
Insomma, quando anche l’ultimo dei malati esce dallo studio, vergognandosi un po’ per la banalità dei propri acciacchi, rispetto a quelli dell’ormai misterioso “ caso Quid”, il Grande Luminare può spedire a casa l’infermiera ed accingersi, finalmente, ad esaminare il voluminoso incartamento.
Il tempo passa, mentre esamina scrupolosamente ogni dato, ogni valore, ogni immagine radiografica, scrutando queste ultime centimetro per centimetro, con tanto di lente d’ingrandimento. Per giorni e giorni dimentica di mangiare e dormire, intento com’è a vagliare ogni referto, soppesandone il responso aggettivo per aggettivo, che una modica stenosi ne può far di danni, si son viste brillanti reputazioni distrutte da un fisiologico restringimento e perfino la più innocua area di ipodensità o il lieve incremento della trama interstiziale posson celare guasti irreparabili.

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